È attivo il “Contributo per sostenere le spese relative a sessioni di psicoterapia” detto bonus psicologo 2022.

Il bonus psicologo è una misura che nasce con l’obiettivo di sostenere le spese di assistenza psicologica delle persone che, nel periodo della pandemia hanno incontrato problemi di ansia, depressione, stress e fragilità psicologica.

La salute delle persone non è solo fisica ma anche mentale; i dati sulla salute mentale delle persone indicano un aumento delle sintomatologie (ansia, depressione, disturbi alimentari) e la necessità di misure in grado di farsi carico della promozione della salute delle persone. Il Bonus psicologo è una prima misura che offre alle persone la possibilità di prendersi cura della propria salute mentale.

Il bonus psicologo può essere richiesto da tutti i cittadini con ISEE non superiore ai 50.000 euro; ogni persona può richiedere il bonus per sè stesso e per conto di un soggetto minore di età, o inabilitato.

Il bonus psicologo avrà un valore massimo di 600 euro e verrà distinto in base al valore ISEE della persona.

Quando è possibile richiedere il Bonus psicologo

A partire dal 25 luglio fino al 24 ottobre 2022

Chi può richiedere il bonus psicologo

Possono richiedere il bonus tutte le persone residenti in Italia e con un valore ISEE non superiore ai 50.000 euro.

Come fare richiesta del bonus psicologo

Per ottenere il bonus psicologo bisogna fare richiesta mediante il portale INPS oppure telefonicamente mediante il Contact Center Integrato: numero verde (gratuito da rete fissa) 803164 oppure da rete mobile (a pagamento) 06/164164.

Dopo la richiesta del bonus psicologo

Al termine della scadenza di presentazione delle domande verranno stilate delle graduatorie per l’assegnazione del bonus psicologo sulla base del valore ISEE e dell’ordine di presentazione della domanda. Se la domanda viene accolta la persona riceverà  il codice univoco e l’importo da comunicare al professionista con cui si svolge la psicoterapia. Il professionista deve essere inserito negli elenchi INPS. Il tempo disponibile per usufruire del bonus è di 180 giorni dalla comunicazione della graduatoria.

 

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L’attacco di Panico è un episodio improvviso, breve e intenso di forte ansia che irrompe nella vita della persona senza una motivazione apparente. Nel vocabolario Treccani il panico viene definito: un senso di forte ansia e paura che la persona può provare difronte a un pericolo inaspettato. La parola panico deriva dal greco ‘Pan’ e indica la capacità del Dio greco di suscitare intenso e improvviso terrore nell’animo. Infatti si racconta che al Dio greco piaceva molto riposare e a chiunque osava svegliarlo lanciava un urlo terribile. Proprio come un urlo l’attacco di panico irrompe nella vita della persona, crea attimi di disorientamento e genera un vero e proprio terrore. Arriva d’improvviso, sembra non avere una motivazione e si accompagna a una forte paura di un infarto o un ictus.

Attacco di panico – Come si manifesta

I sintomi che sono coinvolti nell’attacco di panico sono di tipo fisico: palpitazioni, tachicardia, mancanza d’aria, dispnea, sudorazione, vampate di calore, bocca asciutta, tremori dei muscoli, giramenti di testa, formicolii, nausea, mal di pancia; di tipo cognitivo e emotivo: pensieri negativi (accadrà qualcosa di molto grave), paura di morire o impazzire, percezione distorta della realtà, del proprio corpo e della propria mente.

L’attacco di panico si manifesta come un fulmine a ciel sereno e scombussola lo svolgersi apparentemente tranquillo di una normale quotidianità. Infatti seppure l’attacco di panico tende a risolversi in breve tempo la persona, in seguito, continua a sperimentare la paura di avere un altro attacco. L’ansia provata infatti, impedisce di svolgere le cose della vita quotidiana come uscire di casa, fare la spesa. In questo modo si generano evitamento e anticipazione che impediscono alla persona di vivere una vita normale. Da quel primo attacco la persona vive l’idea che quei momenti possono ripresentarsi e con essi la sensazione di morire. L’attacco di panico finisce col gestire la vita della persona e di chi gli sta intorno, riducendo autonomia e indipendenza.

Attacco di panico – Come intervenire

Per il trattamento degli attacchi di panico è necessario rivolgersi a uno specialista (psicoterapeuta, psichiatra) con l’obiettivo di approfondire il sintomo e le condizioni contestuali in cui si manifesta. Quando il sintomo è esploso? Dove si è manifestato? In che periodo della vita della persona? Cosa segnala? L’intervento si svolge su due livelli. Al primo livello è necessario acquisire strumenti per gestire gli attacchi. Per quanto riguarda la gestione degli attacchi sono numerose le tecniche, ad esempio nell’approccio cognitivo-comportamentale, che possono aiutare la persona a gestire eventuali attacchi e a ridurre la sintomatologia (tecniche di respirazione, training autogeno, grounding). Al secondo livello è fondamentale approfondire la storia del sintomo le sue radici e costruire un senso all’interno della vita della persona. L’approccio psicodinamico mira ad un miglioramento a lungo termine e alla promozione della salute della persona.

Nell’esplorare e approfondire le radici della sintomatologia spesso emerge che l’attacco di panico ha una funzione di campanello d’allarme che segnala l’incapacità di cogliere un malessere più profondo che ha trovato la sua espressione nel corpo. L’attacco di panico infatti si accompagna alla predominanza del fattore fisico (le persone pensa di avere un problema fisico), alla negazione del fattore psicologico (la persona ha difficoltà a considerare gli aspetti psichici coinvolti), all’assenza di emozioni (la persona non riesce a riconosce ed esprimete le proprie emozioni), alla presenza di un falso Sé (la persona si allontana da ciò che è per soddisfare le aspettative degli altri), e infine all’ansia di separazione.

Attacco di panico – Conclusioni

L’attacco di panico è un evento che esplode all’improvviso nella vita della persona creando un importante sconvolgimento. Spesso è un indicatore di elementi emotivi e psicologici connessi a eventi stressanti (trauma, lutto, problemi lavorativi o relazionali) che sono rimasti sommersi nella vita della persona e che hanno trovato nel corpo un contenitore. Esplorare e ricostruire la storia e i significati del sintomo è la strada per stare meglio, ritornare a vivere, e condurre una vita non solo normale, ma soprattutto che si desidera.

Per l’articolo è stato consultato il testo: C. Dario, L. Testa, R. Saba, Attacchi di panico. Il corpo che grida. L’asino d’oro 2018.

La salute delle persone è un tema culturale e sociale importante e la diffusione del Covid-19 ne ha evidenziato sia le difficoltà che la complessità. Si è visto da vicino come “senza salute” vengono meno anche le altre funzioni che la persona può o deve svolgere: lavorare, studiare, coltivare hobby, avere relazioni. Come dice il testo di una storica canzone di N. Manfredi “Basta ‘a salute e un par de scarpe nove Poi girà tutto er monno”, la salute è insomma fondamentale per vivere la propria vita.

Ma cos’è la salute?

Comunemente e soprattutto in ambito medico la salute è stata intesa principalmente sul versante fisico a indicare l’assenza di una malattia o un malessere nel corpo. Alla domanda “Come stai?” La risposta solitamente fornita: “Bene!” è per la maggior parte basata sull’assenza di un danno e/o malessere fisico.

Il concetto di salute è in realtà più ampio e comprende altri aspetti oltre quello fisico come indicato dalla definizione che l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) fornisce nel 1948: “uno stato di totale benessere fisico, psichico e sociale e non semplicemente assenza di malattia”.

La salute non è assenza di malattia ma uno stato di benessere biologico, psicologico e sociale dove ogni fattore esercita una determinata azione sulla salute e sulla malattia.

In questo senso l’esperienza della pandemia e l’incremento di numerosi disturbi psichici e diverse problematiche socio-relazionali, ha dato una spinta a considerare più marcatamente anche gli aspetti psicologici e sociali coinvolti nella salute delle persone.

Il nuovo modello è quello bio-psico-sociale orientato alla considerazione e all’integrazione dei fattori fisici, emotivi, sociale, relazionali coinvolti nella salute delle persone. Con questa nuova lente la salute non è un punto di arrivo ma un processo che si estende durante l’arco della vita. Da quando nasciamo a quando moriamo la dimensione di salute è sempre coinvolta e accompagna la nostra esistenza. In tale processo la persona è inserita come protagonista. Ognuno è infatti responsabile del proprio benessere e può occuparsi attivamente della promozione della salute.

Come promuovere la salute?

Le persone possono intervenire attivamente per promuovere la propria salute scegliendo e adottando stili di vita, abitudini, comportamenti.

I fattori che contribuiscono a promuovere la salute possono essere di tipo fisico (stile di vita) psicologico (emozioni e cognizioni) sociale (relazioni).

Dal punto di vista fisico è naturale che il nostro corpo si deteriori ma il processo può essere accelerato dal modo in cui viviamo. Le malattie cardiache sono più probabili se fumiamo, mangiamo cibi grassi, non facciamo sport, e lasciamo che lo stress ci faccia soffrire. Se siamo stressati mangiamo di più, consumiamo più alcool e così via. Il nostro comportamento è funzione dei nostri sentimenti e dei nostri pensieri ed ha un ruolo importante non solo nel farci ammalare ma anche nel permanere della malattia. Numerosi studi evidenziano che avere sane abitudini alimentari, svolgere attività sportiva, non consumare alcolici, non fumare, avere un sonno di qualità, avere dei ritmi quotidiani regolari sono fattori importanti attraverso cui prevenire l’insorgenza delle malattie.

Dal punto di vista psicologico lo sviluppo di abilità emotive (gestione dello stress e delle emozioni) cognitive (la capacità di prendere decisioni, risolvere i problemi), e relazionali (Comunicazione efficace, Empatia) permette di acquisire un comportamento versatile e positivo, grazie al quale possiamo affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana. A tal proposito C. Ryff considera importanti per la salute sviluppare le seguenti dimensioni: avere degli scopi e un senso di direzione nella vita, avere buone relazioni con gli altri, sviluppare accettazione, rispetto di sé, autostima, capacità di controllo e senso dell’efficacia personale.

Conclusioni

La salute non è un’assenza di malattia ma un processo che si estende lungo l’arco della vita e che coinvolge fattori diversi (fisici, psicologici e sociali). In questo processo la persona è coinvolta attivamente. Ognuno può promuovere la propria salute. Come dice Gadamer: “la salute non è un sentirsi ma un esserci un essere nel mondo un essere insieme ad altri uomini ed essere occupati attivamente e positivamente dai compiti particolari della vita”. L’acquisizione di una nuova lente con cui guardare il tema della salute è un passo fondamentale per costruire il proprio personale modo di occuparsene.

 

Dott.sa Clemente Isabella – Psicologa e Psicoterapeuta